Vi racconto come cambia la vita dalla città alla campagna.

Mi sarà sicuramente capitato, quando abitavo a Milano, che durante l’inverno ci fosse una splendida giornata di sole, ma non lo ricordo con precisione, forse perché, come la maggior parte degli abitanti delle grandi città, quella era solo una bella giornata, dove al massimo si stava qualche ora di più al parco con il cane o si toglieva la giacca in pausa pranzo… Ma in campagna è davvero diverso!

Questa meravigliosa giornata di sole, tiepido e piacevole, mette in moto un fantastico andirivieni di persone e animali che rende tutto “diverso”. Molti di noi qui lavorano a casa propria, pertanto in inverno siamo tutti rintanati nelle nostre case, molti davanti al camino acceso, altri con le stufe a legna, altri ancora con il riscaldamento classico. Ciò che ci accomuna è che tutti noi siamo tappati in casa e usciamo solo per fare ciò che si deve fare: dare cibo e acqua agli animali, buttare la spazzatura, andare a comprare pane e latte; ci si incrocia per la strada e ci si saluta con un cenno della testa, perché la bocca è ben nascosta sotto la sciarpa. Per fortuna qui l’inverno dura davvero poco, il giorno di Capodanno ho pranzato all’aperto in felpa e solitamente i primi di marzo si sta già fuori volentieri.

Ma torniamo a noi, la giornata di sole di ieri ha tirato tutti fuori dalle case, questo sole invernale ha bussato ad ognuna delle nostre porte e ci ha preso per mano invitandoci a stare all’aria aperta.  Chi puliva le finestre, chi ha iniziato a potare gli ulivi, chi passeggiava nei campi per controllare come cresce ciò che ha seminato. I contadini sono sbucati dalle case e si sono fermati a guardare le loro terre per qualche minuto, in silenzio. In primavera c’è molto da fare e loro stavano già scorrendo come fosse la lista della spesa, la moltitudine di cose che dovranno fare nelle prossime giornate di primavera anticipata.

Io sono uscita fra i miei ulivi, ho constatato che quest’anno è proprio il caso di fare una potatura come si deve, ho preso le misure per l’orto nuovo, ho pensato a quante piatte da frutto avrei voluto mettere e ho anche scelto dove andranno.

Ho passeggiato in lungo e in largo nella “chiudenda”* e mi sono soffermata a guardare i cavalli, che non appena sentono il sole più caldo del solito, cercano un posticino per sdraiarsi a terra e goderselo tutto. Poi ho sorriso e ho pensato che non ricordo nemmeno più la mia vita in città. Sono diventata una campagnola nel giro di pochissimi mesi ed ora, che sono due anni che vivo qui, mi sembra di essere sempre appartenuta a questo posto, di aver sempre vissuto su queste colline, di aver sempre sorriso guardando a sinistra le montagne e a destra il mare.

“Patria est ubicumque est bene” recitava Don Abbondio nei Promessi Sposi, riprendendo una frase erroneamente attribuita a Cicerone, “La patria è dove si sta bene”.

“Cit. Susanna Canonico”

A proposito, colgo l’occasione per presentarvi il mio nuovo sito web, Fattoria AnimaLuce, dove racconto molto su questo posto e dove vi faccio venire voglia di correre nelle colline pisane per scoprire quanta meraviglia ci sia qui.

La “chiudenda” è un pezzo di terra chiuso e riparato, ma in agricoltura significa più precisamente il terreno piantato ad ulivi. Nonostante questa sia una parola di origine latina e contemplata nel dizionario della lingua italiana, è una parola ormai in disuso nello stivale, eccezion fatta per la zona di Pisa, dove i contadini non utilizzano altro termine che questo per definire i loro terreni costellati di ulivi ed erroneamente, sono convinti che sia un termine esclusivamente ed orgogliosamente pisano.